Comune di Ticengo

Piazza Caduti di tutte le guerre, 1 - 26020 Ticengo (CR)
Tel. 0374/71118 - Fax 0374/71128
E-mail: segreteria@comune.ticengo.cr.it
Pec: segreteria.comune.ticengo@pec.regione.lombardia.it


Comune di Ticengo

Mi trovo qui: Home > Territorio > Storia > Cenni storici

Cenni storici

Epoca romana

Ticengo sorge lungo la via che collegava Brixia (Brescia) a Ticinum (ossia Pavia), località quest'ultima particolarmente importante in epoca romana quale snodo verso il Mar Ligure e verso la Gallia Transalpina che si raggiungeva transitando per i valichi alpini del Monginevro e del Gran San Bernardo.

Il tratto lodigiano e pavese non corrisponde al tracciato antico per via dello spostamento di Laus Pompeia (Lodivecchio) all'attuale posizione ove sorge Lodi. Dal fiume Adda e fino a Brescia, invece, la ex Strada Statale 235 ricalca il percorso romano, attraversando il dosso di Crema e proseguendo quindi secondo una linea spezzata per aggirare i dossi di Offanengo (un tempo molto più pronunciati di oggi) e il Pianalto di Romanengo e, una volta giunta a Ticengo, risalire verso nord-est fino a Soncino.

Di quell'epoca è noto il rinvenimento nel nostro territorio di una tomba romana; avvenne precisamente nella seconda metà del XIX secolo nei campi San Martino di proprietà del signor Antonio Trizzoni di Bergamo e si trattava di una tomba a cassettone chiusa da tegoloni, senza epigrafi, nel quale furono rinvenuti vasi e tazze fittili, un'armilla di vetro, strumenti di ferro ossidati e monete comuni dell'età repubblicana.

Carta del tracciato della strada tra Crema e Soncino
La strada romana Brixia-Ticinum nel tratto tra Soncino e Crema

Torna in alto

Alto medioevo

La probabile collocazione di Ero o Hero
La probabile collocazione
di Hero a sud di Romanengo

Ticengo e il suo castello appartengono ad un territorio che fu coinvolto in importanti fatti accaduti nei secoli XII e XIII, cioè ai tempi delle guerre tra Crema e Milano contro Cremona per il controllo politico del cremasco e che ne hanno mutato l'assetto politico geografico.

Dopo quegli avvenimenti, culminati nella distruzione di Crema attuata da Federico Barbarossa, scompaiono alcune località documentate come esistenti nei dintorni di Ticengo durante i secoli centrali del medioevo, quali il vico di Mastalengo che era situato a nord ovest di Ticengo, tra Romanengo e Casaletto di Sopra. Probabilmente il vico di Mastalengo apparteneva alla curtis di Ero situata meno di un chilometro ad ovest di Ticengo. Anche la località di Ero è scomparsa nello stesso periodo, sostituita dal castrum di Romanengo fondato dal comune di Cremona nel 1192 per assicurarsi il controllo del territorio dal quale proveniva l'approvvigionamento idrico della città.

Anzi, in un primo momento (nel 1170) fu proprio il piccolo comune di Ticengo (dove esisteva già un castello) che ricevette da Cremona l'incarico di curare la ricostruzione è la meno attenzione di certe chiuse esistenti sulla Cremonella nei dintorni di Romanengo; in cambio ottenne importanti concessioni fiscali. Trattarono l'affare con i consoli della città Bellono de Fibellis e Selvagno qui dicitur de Ticengo, ambedue consoli che agirono per conto del comune e degli uomini di Ticengo.

Quando Cremona nel 1192 edificò ed affrancò il castello di Romanengo, il castrum di Ticengo perse la sua importanza a vantaggio di quello.

La più antica attestazione che abbiamo della località risale al 918 nel quale anno il monastero pavese di San Pietro in Ciel d'Oro possedeva beni in Ero e in Ticengo (in Ari et in Tucengo), anche se va detto che la citazione è contenuta in un diploma ritenuto dalla critica un falso del XIII secolo.

L'esistenza di un castrum è invece documentata la prima volta in un documento scritto a Cortenova (Bergamo). Si tratta di una permuta effettuata dal vescovo di Bergamo, Ambrogio, che scambia con Tedaldo di Ticengo due appezzamenti di terreno recintati vicino al suo castello e che appartenevano all'episcopio. In cambio riceveva tre altri appezzamenti narrativi situati nella stessa località.

Molto più numerose sono invece le attestazioni riferibili a personaggi che vi risiedevano in Ticengo hanno avuto le origini, documentate dal cognome toponimico. In tutti i casi si ha la certezza che si trattava sempre di persone che godevano di un certo rango di grande considerazione dai contemporanei.

Torna in alto

Epoca comunale

In epoca comunale Ticengo ha fatto parte della giurisdizione della podestaria di Romanengo, il cui podestà era di nomina cremonese; in periodo signorile veniva invece nominato dal duca di Milano. Del resto questo non costituisce l'unico legame con la vicina località fortificata di Romanengo. Ad esso infatti si rivolgevano gli abitanti di Ticengo per moltissime altre necessità.

A confermare la dipendenza dalla podestaria di Romanengo ci sono rimasti nelle carte antiche gli atti relativi all'arresto ed il giudizio di due commercianti bergamaschi fatto eseguire a Ticengo dal capitano di Romanengo nel 1397 per violazione delle disposizioni relative al commercio e al trasporto delle biade.

Torna in alto

L'epoca dei feudatari

Cabrino Fondulo
Cabrino Fondulo

Del comune inteso come ente di governo autonomo non si hanno riferimenti documentali antichi, a differenza invece dei limitrofi Casaletto di Sopra, Fiesco e Salvirola che si avvalevano dei notai residenti a Romanengo per far scrivere gli atti più importanti del comune.

Questa situazione può far credere che gli stessi signori del luogo, nel nostro caso i Sommi, feudatari del vescovo di Cremona, provvedessero direttamente la gestione degli affari comuni. Le modalità della consegna delle biade al vescovo di Cremona effettuata nel 1234 costituisce forse la prova di questa pratica.

Verso la fine del XIV secolo la famiglia Sommi inizia a perdere la sua forza politica e la preminenza economica della zona. Altri lignaggi si affacceranno sulla scena come i Fondulo. Troviamo infatti che nel 1393 Cabrino Fondulo ottenne dal duca di Milano l'infeudazione di molti terreni a Soncino de Ticengo. Il documento che c'è giunto in una copia seicentesca costituisce un importante riferimento per l'abbondante toponomastica che contiene.

Nel 1526, dopo la morte dell'ultimo duca di Milano e delle guerre tra Francia e Spagna, la giurisdizione di Romanengo veniva venduta a Lodovico Affaitati, ricco banchiere cremonese, a parziale estinzione di un grosso credito che egli aveva nei confronti dello Stato (aveva in parte sovvenzionato, fra l'altro, le spese militari per la cosiddetta battaglia di Pavia). Nell'occasione il territorio soggetto alla podestaria di Romanengo (Casaletto di Sopra, Fiesco, Salvirola, Albera, Ronco Todeschino e in un primo tempo anche Ticengo), venne eretto a contea per dare l'equivalente titolo al feudatario che poté giungere al proprio cognome l'attributo di conte di Romanengo. La contea, passando dagli Affaitati ai Salazar ed è sopravvissuta fino alla caduta del sistema feudale (1798).

Estratto da una mappa del XIV secolo
Estratto da "Territorio di Brescia et di Crema" di Gio. Antonio Magini (realizzata tra il 1560 ed 1599). Il nord è a destra

Però già al primo passaggio successorio il territorio di Ticengo venne staccato da essa; infatti, nel 1539 Marco Antonio Castelletti e i suoi fratelli ottennero il feudo Ticengo trasmissibile ai loro eredi e successori. In cambio versavano la camera ducale lire 2.656. Il feudo del loro reddito di lire 318 sul sale e sulla tassa dei cavalli di diverse terre del cremonese.

Ai Castelletti successero nel secolo XVII nel possesso del feudo, per metà i Pozzobonelli, per eredità, e per metà di Azzanelli, forse per acquisto.

I primi nomi che si hanno di questi feudatari sono Giulio e Pietro Azzanelli infeudati nel 1538 e Gerolamo Pozzobonelli, infeudato nel 1657.

All'inizio del XVI secolo Ticengo contava 686 abitanti (o bocche) distribuiti in 110 famiglie. La famiglia di Antonio Costi era la più numerosa contando 24 bocche, seguita da quella di Bettino Cavagnari di 23 e Andrea Tribandi con 20 bocche. In media ogni famiglia contava sei componenti. Secondo una stima compilata ai fini fiscali, i maggiori produttori contribuenti erano: Pietro Sommi, dominus con stara 500 di cereali (frumento) e 10 di legumi; Bettino Cavagnari (255 stara di frumento e 22 di legumi); Giovanni Mazali (185 stara di frumento e 10 di legumi); Bertolo Verri (176 stara di frumento e 20 di legumi); Andria Tribandi (150 stara di frumento e 15 di legumi); Giacomo di Cumignano (140 stara di frumento e 15 di legumi); Antonio Bertoli (139 stara di frumento e 9 di legumi).

In altra descrizione senza data, ma sempre dello stesso secolo, si danno 705 bocche con 105 famiglie.

Torna in alto

Tra Ottocento e Novecento

Estratto da una mappa del XIX secolo
Ticengo tra il 1819 ed il 1828 nelle mappe dell'Impero asburgico.

L'organizzazione territoriale data da Napoleone durante il regno d'Italia ci mostra il comune di Ticengo far parte nel 1805 del dipartimento dell'Alto Po, Mandamento di Crema, Cantone di Soncino e contava una popolazione di 360 anime. La restaurazione austriaca include il convocato generale di Ticengo al Distretto di Soncino censendone una popolazione di 510 anime.

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Ticengo con 497 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento IV di Soncino, circondario II di Crema, provincia di Cremona. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 508 abitanti (censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia.

Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Crema della provincia di Cremona. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Ticengo veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio.

Sigillo comunale in uso nel 1840
Sigillo comunale in uso nel 1840

Sigillo comunale in uso nel 1870
Sigillo comunale in uso nel 1870

 

Torna in alto

Cronaca spicciola tra XX e XXI secolo

  • 1956: ammodernamento dell'illuminazione
  • 1956: nuovo orologio sulla torre campanaria
  • 1957: vengono asfaltate le vie interne del paese
  • 1958: nuovo asilo dedicato alla memoria del dottor Gianfranco Caffi e finanziato dalla famiglia
  • 1959: installazione della pesa pubblica
  • 1961: riqualificazione della strada per Cumignano ad opera dell'Amministrazione provinciale
  • 1963-1967: realizzazione della rete fognaria
  • 1971: apertura della biblioteca comunale
  • 1974: si installa la prima industria
  • 1986-1987: realizzazione della rete metanifera
  • 1989: unione classi tra i plessi elementari di Ticengo e Cumignano
  • 1989-1990: proteste per l'ipotesi di realizzazione di una discarica
  • 1994: termine dei restauri della chiesa parrocchiale e consacrazione del nuovo altare
  • 1995: chiusura della scuola elementare
  • 1997: approvazione del primo piano regolatore
  • 1997: la famiglia Caffi dona l'ex scuola materna al Comune
  • 1998: realizzazione della piazzola ecologica comunale
  • 1999: restauro della torre campanaria
  • 2004: nuovo edificio per i servizi pubblici, tra i quali gli uffici comunali
  • 2005: adozione dello stemma e del gonfalone comunale
  • 2009: dedicazione della biblioteca al poeta e pittore Enzo Mainardi
  • 2009: unità pastorale con Cumignano sul Naviglio e Villacampagna
  • 2013: adozione del piano di emergenza comunale

Torna in alto

Bibliografia

  • Notizie degli scavi di antichità, Volume 20, ip. della R. Accademia dei Lincei, 1895, pag. 5

    Caterina Antonioni, Comune di Ticengo 1859 – 1971, LombardiaBeniCulturali, ultimo aggiornamento: 1° marzo 2003
  • Ferruccio Caramatti, Progetto per lo stemma e il gonfalone comunali, Ticengo, 2003
  • Roberto Knobloch, Il sistema stradale di età romana: genesi ed evoluzione, in Insula Fulcheria n. XXXX, volume B, Crema, 2010
  • I sigilli comunali sono tratti dal sito www.archividelcremasco.it a cura di Marco Migliorini

Torna in alto

Contatti

Comune di Ticengo


  • Piazza Caduti di Tutte le Guerre, 1 
  • Cap: 26020
  • Tel. 0374/71118          
  • Fax: 0374-71128
  • Posta elettronica
  • PEC
  • Partita Iva: 00299150193


Fatturazione elettronica

  • Codice Univoco Ufficio: UFOA24
  • Nome dell'Ufficio: Uff_eFatturaPA
  • Codice IPA: c_l164p

La newsletter